Inviato Iran a Roma:'l'Ue sostenga l'accord. Non basta la politica, ci vogliono i fatti'

ROMA-Il rischio di un conflitto tra Iran e Stati Uniti è aumentato a causa del "comportamento degli Usa nella regione", ma Teheran, pur non volendo una guerra, è "in grado di difendersi".

E' quanto afferma l'ambasciatore iraniano in Italia, Hamid Bayat, in un'intervista all'ANSA.

"Spero che questo non accada. Siamo sempre stati una nazione pacifica. Allo stesso tempo, siamo in grado di difenderci". Bayat esclude con certezza che Teheran accetti di aprire trattative con gli Usa: "L'inizio di qualsiasi negoziato - sottolinea - è soggetto al rispetto reciproco, alla parità di trattamento delle parti, alla correttezza, alla giustizia e senza alcuna condizione". Tutte cose che al momento non esistono.

"Il sostegno puramente politico non è sufficiente e l'Europa dovrebbe prendere provvedimenti concreti", sottolinea l'ambasciatore. Questo, insiste, fa parte degli "obblighi" di Francia, Gran Bretagna e Germania, che con Cina, Russia e Usa hanno firmato l'accordo nel 2015. Mentre l'Iran "ha pienamente adempiuto" ai suoi obblighi, come certificato da 14 relazioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea)."

Qualche giorno fa il presidente iraniano Hassan Rohani ha avvertito che se entro 60 giorni i restanti partner dell'accordo non soddisferanno le richieste iraniane per contrastare gli effetti delle sanzioni americane in campo petrolifero e bancario, la Repubblica islamica si sentirà libera di riprendere il cammino verso l'arricchimento dell'uranio e sviluppare il reattore nucleare ad acqua pesante di Arak.

Anche l'istituzione di Instex, lo strumento che doveva permettere gli scambi finanziari tra Iran e Paesi europei aggirando il blocco americano, "non ha comportato alcun cambiamento significativo", aggiunge Bayat. E l'ambasciatore sottolinea come anche l'Italia, che nel 2017 era il primo partner commerciale europeo della Repubblica islamica con un interscambio di cinque miliardi di euro, abbia "perso l'opportunità" di sostenere queste importanti relazioni, azzerando le sue importazioni di petrolio fin dall'autunno scorso, nonostante un'esenzione di sei mesi dalle sanzioni concesse dall'amministrazione Trump.